Gran concerto sinfonico
Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani
Luigi Carroccia, pianoforte
Nicola Paszkowski, direttore
Sabato 12 settembre
21.00
Teatro Mancinelli, Orvieto

Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani
Luigi Carroccia, pianoforte
Nicola Paszkowski, direttore
Sabato 12 settembre
21.00
Teatro Mancinelli, Orvieto
Robert Schumann
Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, op. 54
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92
Robert Schumann (1810-1856)
Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, op. 54
Il Concerto per pianoforte e orchestra in La minore op. 54 rappresenta uno dei vertici della produzione sinfonico-concertante di Robert Schumann e costituisce una delle più compiute espressioni dell’estetica romantica. Composto tra il 1841 e il 1845, il lavoro nasce dall’ampliamento di una Fantasia per pianoforte e orchestra destinata a Clara Wieck, moglie del compositore, interprete straordinaria e musa ispiratrice della sua vicenda artistica e umana. La prima esecuzione dell’opera completa ebbe luogo a Dresda il 4 dicembre 1845, con Clara Schumann al pianoforte.
A differenza del modello virtuosistico affermatosi nella prima metà dell’Ottocento, Schumann concepisce il concerto come un organismo unitario, nel quale pianoforte e orchestra instaurano un dialogo costante, privo di ogni contrapposizione spettacolare. La scrittura pianistica, pur ricca di brillantezza tecnica, evita ogni esibizionismo, privilegiando invece la continuità del discorso musicale e la profondità dell’espressione.
L’Allegro affettuoso si apre con un gesto orchestrale di grande forza drammatica cui risponde immediatamente il pianoforte, inaugurando un fitto intreccio di richiami tematici e trasformazioni motiviche. La forma-sonata tradizionale viene interpretata con notevole libertà, in un continuo alternarsi di slancio passionale e meditazione lirica.
L’Intermezzo. Andantino grazioso costituisce il centro poetico della composizione. Il carattere cameristico della scrittura e la raffinata trasparenza del dialogo tra il pianoforte e le diverse sezioni orchestrali conferiscono al movimento un’atmosfera di intima eleganza, quasi sospesa nel tempo.
Il Finale. Allegro vivace recupera progressivamente l’energia ritmica e la luminosità tonale, trasformando i materiali precedenti in una pagina di grande vitalità. La scrittura, costruita su un incessante scambio tra solista e orchestra, conduce a una conclusione nella tonalità di La maggiore, che suggella il percorso dell’intera composizione con un senso di compiuta serenità.
In questo concerto convivono le molte anime della poetica schumanniana: la tensione tra impeto e contemplazione, il gusto per la trasformazione ciclica dei temi e la ricerca di una perfetta integrazione tra forma e sentimento. Il risultato è un’opera nella quale la dimensione virtuosistica cede il passo a una concezione profondamente poetica del concerto, destinata a influenzare larga parte della produzione romantica successiva.
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 7 in La maggiore, op. 92
Scritta tra il 1811 e il 1812 durante il soggiorno di Beethoven nelle terme di Teplitz e presentata a Vienna l’8 dicembre 1813 in un concerto benefico diretto dallo stesso compositore, la Settima Sinfonia appartiene al periodo della piena maturità creativa e rappresenta una delle espressioni più compiute della sua concezione dinamica della forma sinfonica.
Sin dalla prima esecuzione l’opera riscosse un successo straordinario, tanto che il secondo movimento dovette essere immediatamente replicato. La fortuna della Settima non si è mai interrotta e continua a fondarsi sulla straordinaria forza propulsiva del linguaggio beethoveniano, dominato qui da una concezione del ritmo senza precedenti. Non a caso Richard Wagner la definì «l’apoteosi della danza», individuando nell’energia ritmica il principio generatore dell’intera composizione.
L’ampia introduzione del Poco sostenuto, una delle più estese dell’intero catalogo sinfonico di Beethoven, prepara con crescente tensione l’irruzione dell’Allegro con brio, nel quale una semplice figura ritmica diviene il motore di uno sviluppo incessante. La costruzione formale si fonda su un continuo processo di accumulazione energetica, nel quale le sezioni orchestrali partecipano a un dialogo serrato e perfettamente equilibrato.
Il celeberrimo Allegretto, in La minore, costituisce il fulcro emotivo dell’opera. La celebre figurazione ostinata che percorre l’intero movimento sostiene una melodia di austera nobiltà, capace di trasformarsi progressivamente attraverso un magistrale gioco di variazioni timbriche e contrappuntistiche. L’intensità espressiva nasce proprio dalla tensione tra l’apparente immobilità del ritmo e il continuo mutare del colore orchestrale.
Lo Scherzo (Presto) restituisce il carattere luminoso e impetuoso della sinfonia. Il vigoroso contrasto tra il tema principale e il Trio, costruito su un antico canto religioso, genera un equilibrio esemplare tra energia e solennità, mentre la particolare disposizione delle riprese contribuisce ad ampliare la tensione narrativa.
Il Finale. Allegro con brio rappresenta uno dei momenti culminanti dell’intera produzione orchestrale di Beethoven. L’impeto ritmico raggiunge qui il suo massimo grado di intensità, trascinando orchestra e ascoltatore in una corsa irresistibile fino alla travolgente conclusione. La scrittura appare continuamente sospinta in avanti da una forza quasi primordiale, nella quale il ritmo diventa autentico principio costruttivo della forma.
Con la Settima Sinfonia Beethoven ridefinisce profondamente il linguaggio sinfonico, dimostrando come la tensione ritmica possa diventare il vero motore del discorso musicale. L’opera si impone così come una sintesi esemplare di equilibrio classico e slancio romantico, capace ancora oggi di comunicare con straordinaria immediatezza la propria inesauribile energia vitale.
L’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani, fondata nel 2019 e residente del Teatro Mancinelli di Orvieto (TR), ha collaborato con numerose stagioni e Festival italiani e stranieri come Ravenna Musica per il Teatro Alighieri di Ravenna, Emilia-Romagna Festival, Accademia Musicale Chigiana, Est Ovest Festivaldi Torino, Antecedente Stagione concertistica, Orvieto Festival della Piana del Cavaliere, Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, Teatro Ilija Kolarac di Belgrado. È stata diretta da direttori di fama nazionale e internazionale che l’hanno accompagnata in molteplici repertori, dal barocco al classico, dal moderno al contemporaneo come Tito Ceccherini, Hossein Pishakar, Nicola Valentini, Pasquale Corrado, Diego Ceretta. Ha collaborato con solisti e interpreti come Giuseppe Gibboni, Carolin Widmann, Maurizio Baglini, Anssi Karttunen, Massimo Mercelli, Guido Barbieri, Michele Marco Rossi. Hanno scritto per l’orchestra Salvatore Sciarrino e Alessandro Solbiati insieme a giovani e promettenti compositori e compositrici come Daria Scia, Michele Sarti, Beste Özçelebi, Livia Malossi Bottignole.
Ad aprile 2024 l’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato all’Orchestra Calamani, per la sezione Novità per l’Italia, il Premio Abbiati per l’esecuzione di Neroli, concerto per violino e orchestra di Lisa Streich, giovane e talentuosa compositrice svedese. L’Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani ha eseguito Neroli, in prima esecuzione in Italia, il 14 aprile 2023 al Teatro Mancinelli di Orvieto, diretta da Tito Ceccherini, con Carolin Widmann violino solista.
L’Orchestra nasce con la volontà di riunire i migliori talenti italiani in una compagine che pone come base fondante delle sue attività la qualità artistica. L’attività dell’Orchestra Filarmonica V. Calamani, sebbene sia formata da giovanitalenti, non si classifica tra le orchestre giovanili ma come un’orchestra professionale. Vuole qualificarsi come portatrice di un contributo positivo al patrimonio culturale regionale ed italiano e farsi promotrice di una crescita sociale e culturale di cui il paese necessita. Il progetto vuole incoraggiare una fruizione del patrimonio culturale e musicale più accessibile, creando innumerevoli opportunità e produzioni. Grande attenzione è rivolta ai compositori d’oggi, strumento di confronto con la modernità e con il passato. La residenza al Mancinelli è importante non solo per la città umbra ma anche per l’intera regione, tuttora sprovvista di un’orchestra sinfonica stabile.
Dal giugno 2025 l’Orchestra Filarmonica Calamani ha assunto ufficialmente la denominazione di Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani, con il riconoscimento come Orchestra Territoriale all’interno del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura.
Per la prima volta, la regione Umbria può contare su una propria Orchestra Territoriale ufficialmente riconosciuta a livello nazionale.

Descritto dal Fort Worth Star-Telegram come un aristocratico del pianoforte, Luigi Carroccia ha vinto numerosi premi in Concorsi nazionali ed internazionali tra i quali il Virtuoso Prize al Vendome Piano Prize svolto durante il Festival di Verbier 2019 e il secondo Premio Abbado indetto dal MIUR in memoria di Claudio Abbado.
Si è affermato a livello nazionale ed internazionale ai Concorsi Van Cliburn di Fort Worth, Ferruccio Busoni di Bolzano e Fryderyk Chopin di Varsavia dove hanno scritto di lui: “Luigi Carroccia è emerso come un artista, uno dei pochi che ha colto la vera essenza di Chopin come l’ascoltatore lo immagina.” (Edith Hall-Friedhelm)
Da allora, la sua attività concertistica lo ha visto regolarmente impegnato in Italia e all’estero per Festival come il Duszniki International Chopin Piano Festival, il Dresdner Musikfestspiele e in sale come l’Ishibashi Memorial Hall dell’Università di Tokyo, Flagey di Bruxelles, la Symphony Hall e la Town Hall di Birmingham, il Teatro Bibiena di Mantova, le sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, l’Aula Magna dell’Università Bocconi a Milano, la Salle Bourgie di Montreal e il Tbilisi State Conservatoire.
Nel febbraio 2025 è uscito sulla copertina del mensile Amadeus con un CD inedito dei due Concerti per pianoforte di Fryderyk Chopin nella trascrizione per pianoforte e quintetto d’archi e le sue esecuzioni sono state più volte trasmesse su Rai Radio3.
Luigi ha intrapreso i suoi studi musicali suonando la fisarmonica sotto la guida del padre e del nonno. Successivamente ha ottenuto il Diploma Vecchio ordinamento e il Diploma Accademico di II livello in pianoforte con massimo dei voti, lode e menzione d’onore presso il Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano nella classe di G. A. Brustia.
Nel 2016 ha ricevuto una Junior Fellowship della durata di due anni presso il Royal Birmingham Conservatoire e la sua formazione artistica è proseguita presso la Queen Elisabeth Music Chapel di Waterloo, dove è stato Artist in Residence dal 2018 al 2022 nella classe di Louis Lortie.
Tra i suoi progetti futuri Luigi sarà impegnato nel biennio 2026-2028 nell’esecuzione dell’integrale delle Sonate per pianoforte del compositore F. Schubert.
Attualmente è docente di pianoforte presso il Conservatorio Morlacchi di Perugia ed è direttore artistico del Festival internazionale di musica classica “Riviera di Ulisse”.
Luigi è Artista in Residenza della Fondazione Nicola Bulgari.
Diplomato in Direzione d’orchestra col massimo dei voti al Conservatorio Cherubini di Firenze, Nicola Paszkowski si perfeziona con Ferdinand Leitner, Carlo Maria Giulini e Emil Čakărov.
Attivo sia in ambito sinfonico che operistico, collabora con numerose orchestre e istituzioni tra le quali Teatro Verdi di Pisa, Opera del Bahrain; le orchestre della Toscana, I Pomeriggi Musicali di Milano, del Petruzzelli di Bari, Regionale del Lazio, Filarmonica di Torino, Sinfonica Siciliana, Haydn di Bolzano, del Lirico di Cagliari, del Massimo di Palermo, Filarmonica Toscanini, Filarmonica di Montecarlo, Filarmonica di Cracovia, dell’Opera di Vilnius, dell’Opera di Sofia, del Maggio Musicale Fiorentino.
Dal 2000 al 2012 è Direttore preparatore dell’Orchestra Giovanile Italiana, con la quale dirige numerosi concerti. Dal 2012 al 2015 è Direttore principale dell’Orchestra Giovanile del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2009 dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e la Giovanile Italiana al Ravenna Festival e nello stesso anno dirige il concerto di apertura del Festival Beethoven a Varsavia. Nel 2011 sostituisce Muti alla guida dell’Orchestra e del Coro dell’Opera di Roma per Nabucco di Verdi al Marinskij di San Pietroburgo.
Continuativa la collaborazione con il Ravenna Festival e con la regia di Cristina Mazzavillani Muti nella produzione della trilogia “popolare” di Verdi Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata, quella “Verdi & Shakespeare” Macbeth, Otello e Falstaff, seguita poi da La Bohème di Puccini e Aida di Verdi.
All’estero è protagonista del concerto per i trent’anni della Royal Oman Symphony Orchesta (2015), di Falstaff e Macheth al Savonlinna Opera Festival, di Turandot di Puccini all’Opera di Sofia (2016), de La Bohème a San Pietroburgo per il festival di Elena Obraztsova (2017).
Dal 2018 al 2020 è Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Nel 2018 dirige Falstaff con la regia di Marco Gandini alla Showa University of Musc di Tokyo, collaborazione che prosegue con Don Giovanni, Così fan tutte e Le Nozze di Figaro di Mozart (2022). Nel 2023 dirige La Bohème a Ravenna.
Recentemente incide un disco con musiche di Respighi.
È membro della commissione esaminatrice di Italian Opera Academy di Riccardo Muti.
Debutta al Filarmonico di Verona per la Stagione Sinfonico 2023.
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